chi mi conosce lo sa :sono specializzata in casi umani, sono una calamita per i casi umani. gente ferita dalla vita, depressa, psicopatica, annichilita, insicura, ansiosa, malata, ma mai banale. uomini bambini eltettronici monomaniacali con traumi infantili, passioni astruse turbe mentali e sindromi semiautistiche: tutto cio mi trovo ad attirare dovunque io finisca.
eppoi come se non bastasse ho anche il vizio di finire inciampare sempre in qualche situazione freak estrema : cose biologiche e autogestite, graffiti ed estetica punk. poco importa se abbia fatto il liceo classico coi figli dei dottori e se il mio cappotto lo ha preso mamma in una boutique. ci sono calamite e sorti invevitabili e attrazioni malefiche, e ci si arrende dopo un po e ci si prende gusto, siamo in ballo e dobbiamo ballare.
insomma per dirla in slogan: sono finita in una comune, per l'ennesima volta. paesaggio in cui come un po ovunque risulto sempre un outisider che se la gode, con l'aria da antropologa in missione speciale con un piede fuori e uno dentro tutto, e in perenne equlibrio sull'ironia e la consapevolezza e l'amore per l'umano. e bisogna starci in bilico e guardinghi, ne troppo spostati verso il naif ne troppo distanti e scomodi nella parte. è un arte anche questa. e cosi ti capita di trovare gente che sta male, che non parla mai con la vita di traverso e gli occhi soli e aperti, che dopo due secondi ti butta li tra le mani il suo dolore in poche parole, molto piu avido delle tue che delle proprie che gia conosce ed ha prosciugato già a lungo.
e non serve troppo spiegarmelo il dolore, gia loso. e mi ritrovo con del vin brule in papercup tra le mani ad inseguire uomini alti con il colbacco tentando inutilmente di non passare per un inutile groupie da quattro soldi e nel frattempo a imbastire lunghissime conversazioni a monologo con un tizio che fuma fuma fuma e assorbe come una spugna risate comprensione umanita. di farmi bologna a piedi ancora una volta, come da giovane, nel freddo, e prendere in giro il mondo pensando alle magie piccole del caso e alla prepotenza della vita. che è facile da toccar con mano, difficile da rigirare tra sguardi e parole. e cosi mi prendo la medaglietta al merito di specialista in casi umani, faccio valigia e colazione in compagnia e me ne torno nel rifugio della mia mansarda eburnea a tentare di coltivare il mio orticello infestato da gramigne di ogni sorta e tipo.
a voi, invece, presento l'uomo col colbacco: si chiama j ed è di boston, è molto alto e si costruisce gli strumenti da solo. non sembra un caso umano lui, solo per il suo colbacco e la sua presenza scenica ci sta molto simpatico. e crede sia una gruopie da quattro soldi, temo.
à vous:
www.neptuneband.com
eppoi come se non bastasse ho anche il vizio di finire inciampare sempre in qualche situazione freak estrema : cose biologiche e autogestite, graffiti ed estetica punk. poco importa se abbia fatto il liceo classico coi figli dei dottori e se il mio cappotto lo ha preso mamma in una boutique. ci sono calamite e sorti invevitabili e attrazioni malefiche, e ci si arrende dopo un po e ci si prende gusto, siamo in ballo e dobbiamo ballare.
insomma per dirla in slogan: sono finita in una comune, per l'ennesima volta. paesaggio in cui come un po ovunque risulto sempre un outisider che se la gode, con l'aria da antropologa in missione speciale con un piede fuori e uno dentro tutto, e in perenne equlibrio sull'ironia e la consapevolezza e l'amore per l'umano. e bisogna starci in bilico e guardinghi, ne troppo spostati verso il naif ne troppo distanti e scomodi nella parte. è un arte anche questa. e cosi ti capita di trovare gente che sta male, che non parla mai con la vita di traverso e gli occhi soli e aperti, che dopo due secondi ti butta li tra le mani il suo dolore in poche parole, molto piu avido delle tue che delle proprie che gia conosce ed ha prosciugato già a lungo.
e non serve troppo spiegarmelo il dolore, gia loso. e mi ritrovo con del vin brule in papercup tra le mani ad inseguire uomini alti con il colbacco tentando inutilmente di non passare per un inutile groupie da quattro soldi e nel frattempo a imbastire lunghissime conversazioni a monologo con un tizio che fuma fuma fuma e assorbe come una spugna risate comprensione umanita. di farmi bologna a piedi ancora una volta, come da giovane, nel freddo, e prendere in giro il mondo pensando alle magie piccole del caso e alla prepotenza della vita. che è facile da toccar con mano, difficile da rigirare tra sguardi e parole. e cosi mi prendo la medaglietta al merito di specialista in casi umani, faccio valigia e colazione in compagnia e me ne torno nel rifugio della mia mansarda eburnea a tentare di coltivare il mio orticello infestato da gramigne di ogni sorta e tipo.
a voi, invece, presento l'uomo col colbacco: si chiama j ed è di boston, è molto alto e si costruisce gli strumenti da solo. non sembra un caso umano lui, solo per il suo colbacco e la sua presenza scenica ci sta molto simpatico. e crede sia una gruopie da quattro soldi, temo.
à vous:
www.neptuneband.com
1 commento:
che bello leggerti e vedermi riflessa nelle tue parole ad immagini. o forse vedo tratti di ciò che alle volte capita di essere. non sempre. cmq sono spunti. e, esattamente, il piede fuori e il piede dentro sono sempre validi, ottima immagine di sintesi, così come le missioni antropologiche, così come quando ti scambiano per una grupie (o per una che ci prova col nigeriano dei fazzoletti) e invece sei semplicemente qualcuno a cui interessa la loro storia. e magari sei lì per dare un conforto, una mano, per tendere un orecchio, per dare un sorriso. però, ti dicevo, alle volte ci sono problemi di codice, ma in fin dei conti non ci importa così tanto...
almeno finché stiamo sul confine.
buon pranzo!
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