l'archeologia domestica ti porta delle sorprese.
ho sistemato la libreria, che proprio come il mio armadio in questi anni di mia presenza-assenza si era stratificata, diramata, aveva fatto rizoma nella maniera piu improbabile. maglioni vecchi di lana vicino all'abito arancio di questa estate, voltaire accanto a calvin e hobbes, gonne da quidicenne magra e salopette da pittore, manuali di dreamweaver vicino a foucault. non neccessariamente un male, ma nel momento in cui uno cerca di capirci qualcosa, della propria vita, forse fare insiemi, cercare un senso e una teleologia ha bisogno di un minimo di ordine. e cosi butto, accatasto, penso, sposto. e trovo.
ho trovato un quaderno di filosofia, scritto e sottolineato con l' amore rivolto alle cose non colte, o non colte del tutto. e alla fine mi ritrovo una frase di qualcuno, la leggo per sbaglio e boh. non so chi è, non si capisce, erano anni fa. ed era bella, infondo. li, infondo, mai letta. forse fatta per starsene li non letta. affidata al caso come spesso succede, ma il caso se ne frega e butta via queste cose qui nella maggior parte dei casi. per l'appunto.
dice che sono stella triste e silenziosa, piena di voglia di esplodere in meraviglia di stati e pensieri. dice servirai, a te stessa come aglia altri, e dice non chiedermi chi tu sia.
sorrido, e penso che c'erano i giorni in cui ero filosofa mesta, e segretamente speravo che qualcuno cogliesse quella bellezza che mi sentivo dentro e addosso, che era una sfumatura, fatta di inquietudini domande e piaceri intensi di fronte al banale. bastava pochissimo e non si sarebbe vista, e che peccato. e invece vedi no. non so chi ma l' aveva vista, nel posto giusto a quel momento li.
e quindi sorrido a non so chi.
e annuso odore di piadina nell'aria.
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