yakeeità per yankeeità, eccoci qua.
a festeggiare il compleanno dell'america nel modo piu giusto che c'è. con una tavola imbandita con bandierine a casa di signori portoticani simpaticissimi a parlare in lingue assortite eppoi fuga al secondo party di mia amica conosciuta sull'aereo, persona assolutmente deliziosa e geniale e anche lei con ventanni piu di me. e capisco che qui ormai nulla conta piu, che i grandi si possono divertire quanto se non di piu dei piccoli e i piccoli possono giocare ai grandi, che i modi di intendere la felicita sono piu importanti di molte altre distinzioni e ce li portiamo negli occhi, volenti o nolenti. che sto bene mentre inciampo nelle mie stesse parole con accento eastern-european e che mi trovo a casa mia con un margarita gigante in mano a guardare fuochi d'artificio interminabili, nel giardino di sconosciuti che giocano a sport anglo indiani con racchette.
eppoi un amore nomade, stabile e provvisorio, acerbo e maturo allo stesso tempo, tra le mani e tra i piedi che si toccano la mattina. che fino a quando ci sveglieremo con la voglia di abbracciarci, chiameremo amore eppoi chissa.
questo mi ci voleva per mandare giu la pillola piu velenosa che poteva essermi mandata via mail dall'altra parte dell'oceano. la mia linea della vita mi diceva infatti che avrei studiato per molto molto tempo, ma in effetti non diceva il perche. una vocina dalla mia altra personalita insiste, anche se cerco di calmarla in qualche modo. beeing a student my whole life doesn't seem to be so much fun anyway. i need to solve this, soon. dice lei. io non so.
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