domenica 30 settembre 2007

tra una tazza di caffè e una di tè. pagina settantatrè.

sabato 29 settembre 2007

la voce di bob dylan da giovane.

e


l'autunno con le scarpe nuove.

mercoledì 26 settembre 2007

piove, ripulisce, piove.
l'inerzia è un meccanismo potentissimo, da non sottovalutare. centra con l'abitudine, il lavorio lento di quello che ci sta intorno, le scosse impercettibili che precedono quelle telluriche. con le cose che respiriamo invisibili, con la nosta nicchia di mondo, con quell'espressione intraducibile che c'era nella versione di greco della maturita, quella che diceva che noi cadiamo come semi in un angoletto. a me l'inerzia alle volte sta simpatica. stranamente simpatica.

domenica 23 settembre 2007

venerdì 21 settembre 2007

oltre lo specchio

nonloso come ma ho avuto un rigetto. nemmeno dalla tesi, che in qualche modo si concludera. ma dal mio modus pensandi di questi ultimi tempi, che poi ultimi tanto non sono. mi inquino l'aria, e perdo lucidità. e faccio tutto da sola.incredibile ma vero.

ergo. ci vorrebbe un rivolgimento copernicano, ci vorrebbe. e siccome non so bene come praticarlo, indecisa tra l'andare a pranzo in cascina coi buddisti cremonesi e a parlare finalmente col mio prof della tesi, mi sono messa a leggere alice nel paese delle meraviglie, cercando di capire se mettersi a testa in giu e parlare con i propri piedi possa essere una valida forma di rivoluzione copernicana. chisa.

sono oltre lo specchio ora.

mercoledì 19 settembre 2007

appena sotto le nuvole

mi sono ripigliata, finalmente.

e mi rendo conto come al solito di essere maledettamente ETERODETERMINATA da flussi biologici, ora più che mai. ormonali, ora piu che mai.

mi dico non è possibile mi dico non puoi stare meglio solo per questo. e invece si. ho la testa sgombra, non piango, agisco razionlmente, non mi incazzo per niente. sono una persona normale,

o almeno mi è dato di esserlo..

ps. per livia. anche io porco cane amavo cristina donà. ho un suo libro, che assomiglia alle sue (vecchie) canzoni. sai qual'è?

bites of portland






forse non ho nulla da scrivere. sono giorni che parlo tra me e il mio cervello e il mio cuore malconcio. i nervi a fior di pelle, l'indecisione cronica, l'amore lontano e duro e tutto quello che ne consegue. sono questi momenti da cui uno ne esce un po per miracolo un po per inerzia, e io aspetto solo di uscirne in qualche modo, di essere sospinta da un'intuizione, e sperare sia quella giusta. tarocchi ed orscopi profetici remano contro lo sguardo e le parole pragamatiche dei miei amici. io cerco di distrarmi interessandomi alla situazione internazionale sul giornale, alla moglie di pavarotti, a qualsiasi arma di distrazione di massa sia a portata di mano. mappoi,alla fine, le cose da dire e da pensare sono sempre solo quelle due o tre, come diceva il mio professore del liceo. e se si è artisti, allora si trova un modo che altri non hanno ancora avuto. è una questione di intensità, di modulazione, di stile. cose astrattissime ma palpabili e respirabili nell'aria in realtà. palpo nell'aria un po di animal collective e mucche della cascina accanto. sento la voglia di un'altra pelle appiccicata alla mia di un abbraccio anche solo. sento la voglia della mia vita tra le mani di nuovo in mano come un cono gelato.

giovedì 13 settembre 2007

sto meglio. non so perche, sto meglio.

è che oggi mi han chiamato due voci maschili da tokyo e da monaco.

e mi sentivo una bambina piccola, accudita dopo tanto.

io alle volte non me ne rendo conto, ma infondo infondo sono diventata sempre piu sola in questi anni. si ma perchè è logico, è la maniera in cui funzionano le cose, e non è che non abbia amici, difficoltà a intraprendere rapporti personali, niente di tutto ciò. è che la mia vita eremita di ora, le condizioni strutturali, insomma ti sradicano e ti tolgono dal gruppo di quelli che escono in venti a mangiare la pizza il sabato sera. con buona pace degli studi sul target e tutto il resto. io i miei amici li vedo pochissimo, persino il mio ragazzo e il mio ex e l'altro ex ancora. la maggior parte delle persone amiche sono nomini su messenger e su gtalk, che si illuminano ogni tanto. e i professori debrajati anche loro, nelle parole fitte e sottolineate dei libri. non è sempre stato cosi, ci ho messo un po per assimilarlo. non durerà per sempre, è un interstizio. che ti fa percepire te e l'intorno in maniera un o alienata, e proprio alle volte hai bisogno pero. anche solo del tepore di una voce lontana.

e cosi, cosi, senza troppa nostalgia della pizza in venti, ma mangiandone una dal cartone in casa mia, mi sono sentita meglio stasera.
e pallino sia.

domenica 9 settembre 2007

done

ok. è il momento in cui spengo il computer, o almeno davvero vorrei. les jeux sont faits, more or less.

sabato 8 settembre 2007

che bello. non dormo, sono tesa e agitata. ma mi è venuta questa idea, che se mi viene mi salva. da me stessa da quest'anno storto, dai miei desideri e dal mio empasse esistenziale.

butto a mare un po di me e ritrovo il mio amore per la vita e per le cose complicate e miracolose, e per le persone che miracolosamente mi danno fiducia.

ancora mille moduli da riempire. ma rincorrere qualcosa è tutto quello che desidero infondo infondo.

martedì 4 settembre 2007

quattro umoni e una marta

eccommi abbronzata a piedi nudi alla scrivania, in un pomeriggio di pioggia settembrina.

sono stata rapita da un caper freak omologato per 4 persone, in cui abbiamo dormito in 5 senza lavarci girovagando per la toscana per 3 giorni. risate. affetto. bisticci, ironia, imporvvisazione, curiosità. si sta bene cosi, sospesi sulla propria vita e sul mondo. il sapore della libertà e dei capelli salati dei vestiti spaiati, delle parole in toscano, della gente a cui vuoi bene. i posti che ti hanno adottato, le tue case sparse nel mondo.

si sta bene anche se poi si prende il treno e si torna a capofitto su tutto quello che ho lasciato da parte a casa, nella periferia e nel centro del proprio egogentrico impero.

leggo parole nere e fitte, attendo risposte. a poco a poco ricostruisco la roccaforte del mio ego, la scorza della mia individualità.

piove e mi faccio un te sotto la pioggia, leggendo. e penso quanto di me ci sia in questo gesto, e a quanto non riesca che a essere che cosi.