cielo grigio.
musica scadente alla radio.
cartelloni pubblicitari e insegne affastellate ai lati della strada.
e ancora e ancora. gli spigoli della vita ed è in mezzo a questo che sono cresciuta, che si cresce infondo.
è allora che mi ricordo perchè mi piacciono certe persone.che spuntano li in mezzo, così cacciate a caso in un angolo di mondo e come piantine ne succhiano la linfa, la reciclano, la metabolizzano, la sputano fuori e la depurano. depuratori umani. ecco se potessi esprimere un desiderio, vorrei essere anche io un depuratore umano. grazie.
martedì 27 novembre 2007
lunedì 26 novembre 2007
un boccone alla stricnina mi salverà
... vivrà.
YESS!!
esclamai io mentre clara sorrideva.
la mia prima notizia letta al tg:cane sopravvissuto a boccone mortale di stricnina su colli parmensi. penso alla gara di bellezza in discoteca cremasca di severgnini, alle corse in bicicletta di terzani. io non sono nemmeno dovuta andare la invece: riadattamento di 4 righe di gazzetta di parma. eppure, eppure, chi lo avrebbe mai detto che scrivere il notiziario della coldiretti a stomaco vuoto, circondata da tizie in minigonna, mi avrebbe dato una certa soddisfazione ascetica. he.
YESS!!
esclamai io mentre clara sorrideva.
la mia prima notizia letta al tg:cane sopravvissuto a boccone mortale di stricnina su colli parmensi. penso alla gara di bellezza in discoteca cremasca di severgnini, alle corse in bicicletta di terzani. io non sono nemmeno dovuta andare la invece: riadattamento di 4 righe di gazzetta di parma. eppure, eppure, chi lo avrebbe mai detto che scrivere il notiziario della coldiretti a stomaco vuoto, circondata da tizie in minigonna, mi avrebbe dato una certa soddisfazione ascetica. he.
domenica 25 novembre 2007
venerdì 23 novembre 2007
sabato 17 novembre 2007
delle volte guido col vino rosso nelle mani le strade che conosco da quando sono nata e delle volte sento il distacco tra me e il mondo aumentare e vedo tutto dall'esterno e vedo tutto come mi stessero prendendo in giro, mi stessero.
come se tutto fosse un enorme giocattolo ma di quelli brutti dei cinesi pagati poco al mercato per farti contenta, due lire per un sorriso finto e niente piu
delle volte sento che la gente non mi vuole. che io vorrei tutti vorrei. vorrei esssere mangiata dal mondo fino a che non finisce piu vorrei sentirmi sul tetto del mondo e buttarmi giu. e invece parole zoppicanti e imperfette storte e asintotiche distanti.
io in questi momenti li capisco i vecchi e i poeti.
dovevo nascere poeta e uomo dovevo. e scoparmi per tristezza occhi lucidi di donne, e frugarci la vita li dentro.
come se tutto fosse un enorme giocattolo ma di quelli brutti dei cinesi pagati poco al mercato per farti contenta, due lire per un sorriso finto e niente piu
delle volte sento che la gente non mi vuole. che io vorrei tutti vorrei. vorrei esssere mangiata dal mondo fino a che non finisce piu vorrei sentirmi sul tetto del mondo e buttarmi giu. e invece parole zoppicanti e imperfette storte e asintotiche distanti.
io in questi momenti li capisco i vecchi e i poeti.
dovevo nascere poeta e uomo dovevo. e scoparmi per tristezza occhi lucidi di donne, e frugarci la vita li dentro.
mercoledì 14 novembre 2007
nwnk
YESSSSSSSSSSSSSSSSSSSS
VOGLIO LANCIARE UN URLO COSMICO E BALLARE SUL TETTO DI CASA
VOGLIO CORRERE E SALTELLARE
E TUTTE QUELLE COSE LI
Non lo so perhce ma per un attimo il mio cervellino si è sentito meglio.
lo sento, deve esserci qualche sostanza che è entrata in circolo, che mi dice
che sono normale e senza patina grigiastra addossso.
che le cose possono funzionare, che everything is gonna be all right.
VOGLIO LANCIARE UN URLO COSMICO E BALLARE SUL TETTO DI CASA
VOGLIO CORRERE E SALTELLARE
E TUTTE QUELLE COSE LI
Non lo so perhce ma per un attimo il mio cervellino si è sentito meglio.
lo sento, deve esserci qualche sostanza che è entrata in circolo, che mi dice
che sono normale e senza patina grigiastra addossso.
che le cose possono funzionare, che everything is gonna be all right.
martedì 13 novembre 2007
lunedì 12 novembre 2007
domenica 11 novembre 2007
lamentatio,once again ( lo avevo scritto per altrui, ma me lo tengo per me)
logico finale
ci sono momenti in cui tutto si arresta. il pensiero, l'energia vitale, persino la semiosi, la rincorsa a perdifiato degli interpretanti. io la tesi l'ho schivata, e accarezzata col pensiero milioni di volte: un edificio poderoso e compatto, dal quale far sprigionare del nuovo attraverso parole d'altri. meravigliosa e cangiante creatura, ribollente come la semiosfera, frutto di stagione della vita pulsionale del mio pensiero. e invece. e invece poi uno si accorge che il tempo è passato, che le energie sono poche e le pagine tante, che la vita si arresta quando finiscono i corsi, che diventare grandi è complicato e un po traumatico. tutte queste cose qui sono la tesi, mica solo un accozzaglia di paroline accatastate in qualche modo. ed ecco che improvvisamente capisco lo sguardo vacuo della gente, la loro disperazione sommessa e la loro vitalità addomesticata, ciò che avevo sfiorato con gli occhi ma mai compreso per benino.
e ora, quindi, sono anche io un caso umano da tesi, e dei peggiori signori miei. venticinque anni trascinati attraverso pagine intricate come labirinti, o corridoi di un dipartimento poco illuminato. l'aria e la luce di ottobre che si spegne nell'aria e la luce di novembre senza che niente veramente muti. il tempo che perde sapore e le parole che perdono direzione.
non c'è traccia in me della vitalità intellettuale che mi ha sospinta in un modo o in un altro fino a qui. dello sprezzo per le posizioni troppo facili e i pensieri comodi e addormentati. il caos come buco nero, non come aggregato di complessità. le parole non sono forse che vacui appigli sul caos, sembra in fondo dirmi tutto quello che scrivo e penso. alle quali anche io mi appiglio senza troppa convinzione.
e come capisco ora il tenente drogo che anni fa mi sembrava una figurina letteraria malritagliata. e gli adulti, gli adulti nel loro irrigidito sottostare al fluire del tempo, nel loro rifugiarsi all'interno dei nidi che si sono costruiti come fortezze. eccoli li. eccoli li che mi assomigliano sempre di piu, come lo sguardo di mia madre nel mio specchio la mattina.
e su questo, ci potrei scrivere una tesi.
ci sono momenti in cui tutto si arresta. il pensiero, l'energia vitale, persino la semiosi, la rincorsa a perdifiato degli interpretanti. io la tesi l'ho schivata, e accarezzata col pensiero milioni di volte: un edificio poderoso e compatto, dal quale far sprigionare del nuovo attraverso parole d'altri. meravigliosa e cangiante creatura, ribollente come la semiosfera, frutto di stagione della vita pulsionale del mio pensiero. e invece. e invece poi uno si accorge che il tempo è passato, che le energie sono poche e le pagine tante, che la vita si arresta quando finiscono i corsi, che diventare grandi è complicato e un po traumatico. tutte queste cose qui sono la tesi, mica solo un accozzaglia di paroline accatastate in qualche modo. ed ecco che improvvisamente capisco lo sguardo vacuo della gente, la loro disperazione sommessa e la loro vitalità addomesticata, ciò che avevo sfiorato con gli occhi ma mai compreso per benino.
e ora, quindi, sono anche io un caso umano da tesi, e dei peggiori signori miei. venticinque anni trascinati attraverso pagine intricate come labirinti, o corridoi di un dipartimento poco illuminato. l'aria e la luce di ottobre che si spegne nell'aria e la luce di novembre senza che niente veramente muti. il tempo che perde sapore e le parole che perdono direzione.
non c'è traccia in me della vitalità intellettuale che mi ha sospinta in un modo o in un altro fino a qui. dello sprezzo per le posizioni troppo facili e i pensieri comodi e addormentati. il caos come buco nero, non come aggregato di complessità. le parole non sono forse che vacui appigli sul caos, sembra in fondo dirmi tutto quello che scrivo e penso. alle quali anche io mi appiglio senza troppa convinzione.
e come capisco ora il tenente drogo che anni fa mi sembrava una figurina letteraria malritagliata. e gli adulti, gli adulti nel loro irrigidito sottostare al fluire del tempo, nel loro rifugiarsi all'interno dei nidi che si sono costruiti come fortezze. eccoli li. eccoli li che mi assomigliano sempre di piu, come lo sguardo di mia madre nel mio specchio la mattina.
e su questo, ci potrei scrivere una tesi.
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