i miei piedi da cameriera e studente itinerante mi fanno male, mentre la testa brurica di pensieri semiotici indistinti ma prepotenti e fertili. è importante questo stato mentale, lo so. è una specie di stato di grazia, mi arriva sempre verso giugno, quando posso vestirmi di verde e pallini e penso a dove saro tra un mese in un posto nuovo da mangiarmi con gli occhi e il cuore.
è il tempo ciclico, eppure inesorabilmente lineare alle volte. gente della mia eta si sposa e laure lavora intorno, la struttura mi suggerisce dove collocarmi, io come casella vuota fuggo manco al mio posto inseguo me stessa dove non sono.
è l'inizio dell'estate e saltando un oceano cerco di prolungare la primavera, cerco non di desiderare le certezze che mi mancano, ma dondolarmi a sufficienza sulle domande che mi crescono. e nell'amore, succedono spesso ste cose. conservare congelata l'alba di un amore che dura, come fossimo gli stessi,il tempo incontrollato fa salti quantici, e ci serve per confornderci e rassicurarci sulla sua e la nostra malleabilità e consistenza. come quando ci si parla per la prima volta e si sente profumo di passato, come quando ci si stringe e si sente sapore di futuro.
mille di quegli attimi, come piccoli orgasmi, in testa.
come salvarli, incanalarli, tradurli, allenarli, questa l'eterna domanda.
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