mercoledì 22 agosto 2007

piango,cosi. (running, returning)

ecco allora non lo so se è la pillola del giorno dopo che da sbalzi di umore a lungo termine, ma io sono qui in un pomeriggio assolato nei suburbs a riempire la mia valigia gialla e piango. premessa: io non piango mai. cioè quasi mai. magari per qualche film tipo cartone animato o ET o nuovo cinema paradiso, pero nella vita reale non piango tanto io.

quindi ascolto akron e penso a pezzi di conversazione di ierisera, che ho cucinato pizza e tiramisu per un fotografo pescatore, un ingengnere intel greco compulsivamente attaccato al suo rosario, un filosofo texano con pettinatura anni sessanta, una scrittrice-aspirante dottoressa con vago accento inglese, una school-coach di ventisette anni in depresssione amorosa per un tipo con il naso brutto, una marketing lady and food writer in carriera, una ex-maestra elementare che ora fabbrica portafogli fatti con cartine geografiche e giochi in scatola.

e abbiamo bevuto e parlato di fantasmi che ti fanno incazzare, cadaveri spediti via fed-ex, bed and breakfast in alaska, e altre amenità.

io sono stata bene. io non lo so cosa succcederà poi dopo oggi. sento solo che questo periodo è stato come un altro forse l'ennesimo buco, che mi è servito per dimenticare assimilare, riposare, il male che avevo dentro. come se mi fossi rifugiata al monastero per due mesi. quanod sono arrivata sognavo mia mamma che urlava, mi svelgiavo di notte con gli incubi. e simone mi ha comprato uno scacciapensieri da appendere sul letto. pian piano tutto è andato, pero boh.

è che non lo so se voglio vivere la mia vita in esilio. forse si per un po ancora. forse no,mi svegliero e mi daro una scossa. o forse entrambe le cose accadranno, mente me ne accorgero appena correndo.

( running, returning)

2 commenti:

amedeo ha detto...

Marta,
anche se ritorni va bene lo stesso. Che a me sar� che sono appena tornato per l'ennesima volta da Londra, sar� perch� mi sento che c'ho una voragine di Reale Lacaniano che si apre sul mio ordine simbolico e lo rende ben poco credibile. Un ordine di senso, una costruzione del S� a dirla con Foucault, che sembra il comunismo nelle settimane di Chernenko che non ci crede pi� nessuno dentro e fuori dal partito. Io se scrivessi un libro sulle settimane in cui Chernenko con il catatere era al Cremlino direi che quelle settimane simboleggiano l'irruzione del Reale Lacaniano nell'orizzonte di senso dei CCCP. La voragine del non-detto, del non-dicibile, del non-pensabile � cos� palesemente l� che uno fa fatica a covincersi. Cos� penso, aspetto l'autobus o leggo o parlo ma ormai la menzogna � proprio spudorata con un Reale gigante sotto i piedi a far finta che la cosa regga. Insomma saranno tutte queste cose ma guarda un p� che quasi, quasi mi viene da dire che mi manchi adesso, ora, subito.

Anonimo ha detto...

amedeo, fatti una vita